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L’Argentario e il ponte “ascensore”

Curiosità dall’Argentario

Quando c’era il ponte “ascensore”

 Fino alla metà degli anni ’50, coloro che desideravano trascorrere la propria vacanza all’Argentario avevano solo una via di accesso per raggiungerlo,diga per cui dovevano passare per Orbetello e farsi la “Diga Leopoldiana”, il ponte artificiale che unisce la cittadina lagunare al promontorio costruita dal Granduca di Toscana Leopoldo II alla fine dell’800.la-giannella-2b
In effetti c’era un’altra una strada sul Tombolo della Giannella, ma era sterrata, quindi polverosa e scomoda. Il boom economico in Italia portò il benessere e automaticamente le infrastrutture, necessarie in un paese ancora arretrato e uscito malridotto dalla seconda guerra mondiale. Così anche all’Argentario arrivò il “progresso” e quella strada sterrata fu asfaltata e resa percorribile dalle auto che, sempre grazie al benessere, aumentavano di numero quotidianamente. la caletta negli anni '50
Il tutto con somma gioia dei vacanzieri, soprattutto quelli che provenivano dal Nord i quali, per andare a Porto Santo Stefano a godersi il sole e il mare , giunti all’Albinia svoltavano a destra percorrendo la Giannella, risparmiandosi così chilometri di strada e, cosa non trascurabile, l’aria non sempre salubre della laguna di Orbetello.canale1
C’era però un problema: alla fine del Tombolo, nella zona di Santa Liberata (circa 5 km da Porto Santo Stefano), la strada era interrotta dalla presenza di un canale (che ha il nome della Santa stessa). Occorreva quindi un ponteponte3 di una ventina di metri circa, quindi nemmeno tanto lungo. L’opera però doveva essere particolare, perchè il canale era (e lo è tuttora) navigabile; e dato che il boom economico faceva pensare al futuro con entusiastico ottimismo, quel corso d’acqua doveva fungere da importante collegamento tra Orbetello e il mare aperto. Ma non solo ai barconi trainati da rimorchiatori della Montedison (che già da tempo lo usavano per trasportare i concimi chimici prodotti dallo stabilimento della città lagunare), ma anche a imbarcazioni ben più significative con merci e passeggeri. ponte2  Fu così deciso di costruire un ponte ad ascensore che, sollevandosi, consentisse all’occorrenza il transito anche di un veliero, se fosse stato necessario. I lavori ebbero inizio nel 1955: si trattava di innalzare quattro alte colonne a traliccio in ferro lungo le quali far scorrere il piano stradale che, grazie ad un motore, potesse alzarsi e abbassarsi alla bisogna. Dopo due anni l’opera fu completata e inaugurata con immensa soddisfazione dei suoi creatori, ma tra la perplessità di alcuni (molti a dir la verità) ponte1che storsero un po’ il naso perchè quell’ammasso di ferraglia rovinava il paesaggio dell’Argentario e la splendida vista che si gode da quel punto (nei giorni di cielo terso è possibile scorgere l’isola d’Elba). In ogni caso il ponte ascensore di Santa Liberata non ebbe vita molto movimentata. Già dopo un anno dal suo completamento, nel 1958, ogni attività di navigazione nella laguna cessò, mandando in malora le ottimistiche previsioni di chi voleva il canale come un importante via di collegamento. lagunaLa stessa Montedison non lo utilizzò più, poichè aveva deciso di affidarsi alle reti viarie e ferroviarie per il trasporto dei propri prodotti. La laguna di Orbetello rimaneva così il regno di anguille, cefali e dei pescatori impegnati a dar loro la caccia.
Il canale navigabile cominciò dunque ad insabbiarsi e il ponte, utilizzato pochissime volte, iniziò ad arrugginirsi  deturpando ancor di più il paesaggio.canale2Resistette fino al 1997, quando fu deciso (sicuramente per compassione) di demolirlo e sostituirlo da un più semplice e poco ingombrante ponte in calcestruzzo. In quanto al canale, oggi esso è navigabile da natanti di altezza non superiore ai 3 metri. I velieri quindi non possono praticarlo (ma vi possiamo assicurare che non l’hanno fatto nemmeno quando ci sarebbe stata la possibilità).

 

 

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