casa degli ebrei

Casa degli ebrei

La Casa degli ebrei

Curiosità dall’Argentario

La “Casa degli ebrei” è un edificio che si trova a Porto Santo Stefano, all’Argentario, e precisamente nel rione Pilarella, nella parte più occidentale del paese, sopra il molo turistico. E’ conosciuto con questo nome perchè, per molti anni, fu luogo di villeggiatura per i bambini di un orfanotrofio ebraico romano.casa degli ebrei casa degli ebreiEssa nacque come albergo, per la precisione l'”Hotel Pensione Miramare“, destinato al soggiorno di villeggianti. Lo aveva fatto costruire nel 1924 un imprenditore romano di nome Sirabella il quale, con notevole lungimiranza, aveva intravisto le potenzialità turistiche di questo bellissimo promontorio, quando ancora l’occupazione principale degli abitanti era la pesca.
I clienti venivano quasi esclusivamente da Roma, bisognosi di un po’ di mare e molto svago e, dopo aver trascorso il loro soggiorno balneare, tornavano nella capitale abbronzati e soddisfatti. La prima guerra mondiale era finita da qualche anno, e dopo tanti lutti e sofferenze, era giusto dare spazio alle gioie della vita.
Purtroppo Sirabella con il suo albergo non raccolse i frutti sperati: il termine vacanza per gli italiani era ancora un vocabolo sconosciuto (solo con il boom economico degli anni ’60 cominciò l’era della villeggiatura), sia per la scarsa disponibilità economica che per la carenza di infrastrutture.

casa degli ebrei

Anni 60: la casa degli ebrei vista da La Caletta (primo edificio in alto a sx)

Così, nel 1934 l’Hotel Miramare cambiò nome e clientela. L’edificio venne infatti preso in affitto dall’Orfanotrofio israelitico italiano “Pitigliani” di Roma per essere adibito a residenza estiva per i piccoli rimasti senza genitori; lo stesso istituto provvide ad acquistarlo due anni dopo.

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il Moletto fine anni ’50 (foto by pagina fb Argentario e il tempo che fu)

Dalle finestre di quel palazzo immerso nel verde, sopra il Moletto della Sanità, lo spettacolo del mare di Porto Santo Stefano era (ed è ancora oggi) veramente splendido. Per i ragazzi della colonia che vi arrivavano d’estate la sola visione di quel panorama era entusiasmante, un primo assaggio di quello che poi sarebbe seguito nei giorni a venire, quando si sarebbero tuffati in quel mare dalle acque cristalline.

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Panorama dalla casa degli ebrei

Come detto, erano ragazzi dell’Orfanotrofio “Pitigliani” ma anche di famiglie romane, tutti di religione ebraica. Gli abitanti di Porto Santo Stefano, quando li videro per la prima volta, si mostrarono assai incuriositi dalla presenza di questa marea di “marmocchi” che scendevano dal trenino e si dirigevano, in ordinata fila indiana lungo le vie del paese, sino alla meta prefissata. Poi, con il passare del tempo, la loro presenza divenne un’abitudine piacevole, portavano allegria e vivacità, e di certo non era un problema il loro credo religioso, non esisteva alcun tipo di discriminazione, i valori importanti erano ben altri: la famiglia e il lavoro.

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Fine anni ’30: bambini della colonia vanno al mare (foto by pagina fb Argentario e il tempo che fu)

E poi, se al rione Valle già c’era un ricovero per i bambini poveri sotto il diretto controllo della Federazione dei Fasci locali, alla Pilarella poteva benissimo starci una colonia estiva per i bambini della comunità ebraica.
E quanto poco importasse, ed importi tuttora, agli abitanti dell’Argentario il credo delle persone lo dimostra il fatto che nella sua storia abbia avuto un sindaco di religione ebraica e che quello attuale sia di fede musulmana.
Ma ben presto le cose cambiarono anche sul promontorio: nel 1938 furono promulgate le leggi razziali e i locali funzionari fascisti comunicarono che la presenza dei ragazzi e dei loro accompagnatori era indesiderata ai più (cosa assolutamente falsa, dato che la popolazione, presa da ben altri problemi, come detto era assolutamente indifferente al fatto che essi fossero di fede ebraica). In ogni caso quell’estate i piccoli non arrivarono all’Argentario per la loro consueta vacanza. Con lo scoppio della guerra poi, il promontorio fu oggetto di pesanti bombardamenti, che non risparmiarono nemmeno la “Casa degli Ebrei”: essa fu totalmente distrutta, sorte che toccò alla maggior parte degli edifici di Porto Santo Stefano.
Ma, finita la guerra, l’istituto “Pitigliani” volle che essa ritornasse a vivere, per cui fu totalmente ricostruita. Ci vollero un po’ di anni, ma finalmente nel 1954 i ragazzi tornarono all’Argentario. E così fu fino alla metà degli anni ’60, quando i responsabili l’orfanotrofio romano decisero di sospendere la colonia estiva e dare in affitto la villa al comune.

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La casa degli ebrei vista dal Moletto (in alto a dx)

Essa venne dapprima utilizzata come sede provvisoria dell’Istituto Nautico, in attesa del completamento di quella definitiva sulla strada Panoramica. Poi, durante la stagione dei grandi incendi che divamparono all’Argentario alla fine degli anni ’70 e su incarico del sindaco di allora Susanna Agnelli, divenne il centro di un’organizzazione volontaria per la prevenzione e il controllo dei roghi boschivi.Immagine1Pian piano, ma in modo inesorabile, la sua funzione venne meno, per cui l’edificiocasa degli ebrei rimase abbandonato: divenne rifugio di animali e qualche senzatetto. L’istituto “Pitigliani” ha venduto la “casa degli ebrei” nel 2000 a una società che vorrebbe farne un hotel, ma ad oggi la villa è ancora disabitata: nelle immense stanze regna solo il silenzio, le voci e le grida dei ragazzi che si divertivano nelle camerate o nel parco della casa sono ormai un lontano ricordo.

 

L’Hotel La Caletta, nel centro di Porto Santo Stefano, è la location ideale per conoscere luoghi e curiosità dell’Argentario.

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