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Giannutri

GIANNUTRI

Un meraviglioso gioiello
che cela antichi misteri

„…han detto quand’è foschia c’è sempre il sole, ma siccome si vede Giannutri vuol dire che piove…“

Sono versi della dolcissima canzone „Speriamo che piova“ , contenuta nell’album „Giannutri“ di Fabio Concato. E oggi parliamo proprio di quest’isola dell’Arcipelago Toscano (a dir la verità un isolotto più che altro: lungo appena 3km e largo 500 metri). Eppure, nonostante la sua piccola taglia, è un luogo talmente ricco di bellezze naturali da rappresentare un gioiello raro e prezioso, e proprio per questo protetto e tutelato.giannutri Giannutri è raggiungibile dal continente con i traghetti che partono da Porto Santo Stefano e, nonostante essi siano limitati, risulta comunque affollatissima di turisti quotidiani che i locali e i residenti estivi chiamano scherzosamente „i Pellegrini“.
Andarla a visitare anche per una sola giornata vale la pena, anche se si rimane con una strana sensazione di incompletezza addosso, per il fatto di aver appena assaggiato questo semplice e meraviglioso angolo di paradiso.giannutriDal punto di vista storico, Giannutri è rimasta a lungo disabitata, da sempre descritta come rifugio di pirati e saraceni che, per secoli, hanno utilizzato questa terra di nessuno come base per le loro scorrerie sulla costa e nell’Arcipelago Toscano. In epoca romana fu proprietà della famiglia dei Domizi Enobardi che vi edificarono una sontuosa villa con numerosi edifici, pavimenti di marmo e bellissimi mosaici che però, nel III secolo d.C., probabilmente a causa di un forte sisma che la ridusse in rovina, fu abbandonata. In seguito fu abitata dai Monaci Cenobiti e forse da qualche eremita. Nel corso dei secoli è stata poi sotto il controllo della Spagna, della Francia e della Germania ma non è mai stata abitata stabilmente fino al 1861 quando, dopo l’annessione al Regno d’Italia, fu costruito il faro che ancora oggi domina le scogliere di Capel Rosso e ove si stabilì un guardiano. Nel 1865 il noto statista Quintino Sella annesse Giannutri al comune di Isola del Giglio, che la vendette ai principi Scaletta all’inizio del Novecento, i quali ne fecero una riserva di caccia e vi edificarono le prime abitazioni. Questa rimase comunque spopolata fino agli anni ’60 quando avvenne la lottizzazione con la costruzione di ville sparse e di un piccolo villaggio in Cala Spalmatoio; poi con il fallimento delle società costruttrici furono e sono tuttora in pochi ad abitarla effettivamente, soprattutto nei mesi estivi. Dal 1996, con l’istituzione del Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano, Giannutri fa parte di quest’area naturale ed è considerata territorio protetto.giannutri
Proprio per il fatto di essere sempre stata poco frequentata, l’isola è al centro di storie e leggende che sono state tramandate di generazione in generazione.
Una di queste riguarda un personaggio alquanto losco vissuto a Giannutri agli albori del 1700. Si chiamava Romito e nell’isola aveva stabilito la base di partenza delle sue razzie lungo la costa meridionale della Toscana e quella dell’alto Lazio. Le sue gesta non sono certo degne di nota, in fondo era un piccolo ladruncolo. Lo fu invece la sua fine, se non altro per l’alone di mistero che tuttora la circonda. In quegli anni giannutriimperversavano ancora i corsari barbareschi che provenivano dalle coste del basso Mediterraneo, Algeria e Tunisia principalmente. Questo Romito, però faceva scorribande in nome proprio. Insomma, la sua era una piccola ditta. Ciò poco importava alle autorità locali: corsaro, bandito o pirata che fosse era un delinquente che rubava ed uccideva e per questo andava catturato. Fu così che il papa di allora, Clemente XI, organizzò una vera e propria spedizione punitiva agli ordini del capitano Gianfrancesco Ferretti per eliminare definitivamente questa piaga. All’alba del 7 giugno 1704 la spedizione partì da Civitavecchia per andare a snidare il Romito e la sua banda. Ma, con grande meraviglia del Ferretti, il corsaro era scomparso nel nulla. Le galee pontificie ispezionarono anche la costa dell’isola del Giglio, di Montecristo fino ad arrivare all’Elba, senza però trovare tracce dei corsari. Pur considerando la precarietà e l’incertezza delle informazioni in quei tempi lontani, rimane il mistero nella sorte del Romito e della sua banda: nessun indizio è mai stato reperito di naufragi o incidenti d’altro tipo, nessuna informazione su una fuga in altri paesi, né, tanto meno, notizie di altri suoi atti di pirateria. Ad ogni modo, il capitano Ferretti poté vantarsi di aver eliminato il problema. Missione compiuta!giannutri

La seconda leggenda riguarda una giovane donna: si racconta infatti che nelle notti più buie e solitarie di Giannutri risuonino le grida strazianti e selvagge del fantasma di Marietta Moschini, la bella amata di un nobile pisano, che ancora oggi piange la perdita del suo innamorato aggirandosi disperata nella macchia. I personaggi di questa leggenda sono in effetti reali: il nobile in questione è il conte Gualtiero Adami, detto il “Garibaldino” perché in gioventù aveva partecipato alla spedizione dei mille, ed è storicamente la persona più nota e interessante che abbia abitato l’isola. Egli, ormai in là con gli anni, si trasferì a Giannutri nel 1882 insieme al fratello Osvaldo, ufficialmente, con l’intento di installare sull’isola una fornace per la produzione di calce e, al tempo stesso, coltivare la vite e l’olivo, ma, i più romantici, dicono anche per fuggire dall’amore impossibile nato tra lui e la nipote appena diciottenne, proprio la bella Marietta, che pur lo ricambiava. Per la realizzazione di quest’impresa i fratelli Adami ottennero l’isola in affitto e chiamarono diversi operai e contadini per daregiannutri l’avvio ai lavori. Ben presto, però, a causa delle difficoltà logistiche imposte da questo luogo (la scarsa estensione dell’isola e l’assoluta o quasi mancanza di risorse idriche), il progetto falli miseramente e tutti dovettero abbandonare l’isola, tranne Gualtiero che volle continuare a risiedervi facendo vita solitaria. Marietta, che non aveva mai accettato la perdita del suo amato, nonostante le difficoltà trovò il modo di raggiungerlo poco tempo dopo e insieme abitarono su quest’isola deserta per circa quarant’anni coltivando l’esiguo terreno produttivo che Giannutri offriva loro, allevando polli, pescando in mare e andando a caccia di conigli. Gualtiero, nonostante avesse contratto una malattia ai polmoni, riuscì comunque a guarire e morì nel 1922 a più di ottanta anni. La leggenda narra che la donna, rimasta in vita poiché molto più giovane del nobile, condusse i restanti giorni della sua esistenza in uno stato totalmente selvaggio, scacciando con violenza chiunque tentasse di avvicinarla. Alcuni pescatori del tempo raccontavano di vedere spesso questa signora con indosso un abito di semplice e grezza tela aggirarsi nei pressi della villa romana, fino a che non scomparì misteriosamente. Altri dicono che impazzì per la perdita di Gualtiero e sia diventata una creatura bestiale, il cui fantasma, gridando, si aggira ancora oggi per la macchia. La realtà, che è sicuramente più semplice anche se meno affascinante, dice che sia molto probabile che Marietta, dopo la morte del compagno, abbia abbandonato l’isola per vivere presso i parenti nel continente.

L’Hotel La Caletta, nel centro di Porto Santo Stefano, è la location ideale per conoscere Giannutri e Giglio, perle dell’Arcipelago Toscano.

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