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Montecristo, gemma dell’Arcipelago Toscano

Montecristo

Segreti e leggende
di un’isola bellissima e misteriosa

L’isola di Montecristo è una delle gemme dell’Arcipelago Toscano. E in questo caso il termine “gemma” calza a pennello poiché la leggenda vuole che questo sistema di isole sia nato grazie alla dea Venere la quale, mentre si bagnava nel mar Tirreno, perse le sette pietre preziose del suo diadema, generando così l’Arcipelago stesso.
La natura solitaria e selvaggia di Montecristo ha alimentato una serie di storie che, susseguitesi nel corso dei secoli, ne hanno amplificato l’aurea di mistero e fascino. A ciò contribuisce anche la sua stessa morfologia, caratterizzata da un aspetto montuoso, con rocce a strapiombo sul mare quasi interamente costituite da blocchi di granito rosa, che la rendono inquietante e incantevole al tempo stesso. montecristoLe origini
I primi a tentare di insediarsi sull’isola furono gli Etruschi, senza però particolare fortuna, data l’ enorme difficoltà nel modificare le asperità del territorio. Anche i Greci e i Romani ne conoscevano l’esistenza tanto da battezzarla rispettivamente Ocrasia e Mons Jovis .
La storia vera e propria di Montecristo comincia con l’arrivo di San Mamiliano, che nel V secolo vi trovò rifugio dalla persecuzione dei popoli barbari, vivendo poi in estrema solitudine e meditazione in una grotta (chiamata per questo “Grotta del Santo”) e dandone il definitivo nome di “Mons Christi” (Monte di Cristo).montecristoIl tesoro nascosto
Nel 600 i monaci benedettini arrivarono sull’isola, costruendo un’abbazia alla quale dettero il nome dell’illustre, precedente abitante. E qui si ha il primo e montecristosicuramente più conosciuto mistero di Montecristo: i monaci custodivano un tesoro, probabilmente frutto delle donazioni di famiglie nobiliari. Quando i Saraceni espugnarono il Monastero decretandone la fine, alla meta del 1500, la leggenda narra che i religiosi prelevarono il “gruzzolo” e lo portarono nella famosa montecristoGrotta del Santo, proprio quella dove Mamiliano aveva abitato da eremita. Sin da subito, e poi nel corso dei secoli, vari furono i tentativi di ritrovare questa fortuna nascosta, ma nessuno è mai riuscito a riportarla alla luce. Questa vicenda ispirò il celebre romanzo di Alexandre Dumas “Il conte di Montecristo”, che racconta appunto la scoperta del leggendario tesoro da parte del protagonista, con il quale riesce a realizzare la sua terribile e formidabile vendetta.montecristoStoria recente
Successivamente al passaggio dei Saraceni, a vari tentativi di colonizzazione da parte di altre popolazioni e, sotto il Regno d’Italia, essere stata utilizzata sia come colonia penale che riserva di caccia esclusiva di casa Savoia, Montecristo è diventata Riserva Naturale nel 1971. Può essere visitata solo da mille persone all’anno su permesso del Corpo Forestale. Non è possibile trascorrervi la notte mentre la navigazione, la balneazione e la pesca sono proibite fino a mille metri dalle sue coste. montecristoU’Munaciello e i pirati
Altre vicende, più o meno vere, vedono per protagonista Montecristo, sia direttamente che indirettamente: la prima riguarda i “monacielli” ovvero i piccoli monaci che si diceva abitassero l’isola anche dopo la chiusura dell’abbazia. Erano montecristoparagonati a gnometti dispettosi che spesso assumevano le sembianze di uccelli notturni, come gufi e civette, e spaventavano i marinai o chiunque si avvicinasse a terra. Tra questi ce n’era pero anche uno di animo buono: u’Munaciello. Aveva un cappuccio rosso ed era piccolo e grassottello, dava sicurezza a tutti, proteggendo il faro con il suo guardiano ed anche i pescatori che passavano la notte sull’isola.
La storia dei pirati riguarda invece la festa montecristopopolare più conosciuta dell’Argentario: il Palio Marinaro di Ferragosto. Si dice che una nave di corsari saraceni, con base proprio a Montecristo, un giorno avvistò l’imbarcazione a remi di un gruppo di pescatori dell’Argentario, che si stavano dirigendo verso casa dopo una giornata trascorsa in mare. Subito i pirati partirono all’arrembaggio per assicurarsi il prezioso carico di pesce. I poveri pescatori, nonostante la loro barca fosse molto più lenta, riuscirono comunque a dileguarsi, spinti dalla forza della disperazione, rifugiandosi in una grotta nascosta fra le scogliere, raggiunta dopo un’affannosa vogata.
L’indomani, l’intera popolazione del promontorio argentarino volle festeggiare l’equipaggio scampato al pericolo: da allora ogni anno la festa viene ripetuta, rievocando simbolicamente l’eroica impresa con un’avvincente regata tra i quattro rioni di Porto Santo Stefano.Agosto a Porto Santo Stefano/montecristo

L’Hotel La Caletta, a Porto Santo Stefano, nel centro dell’Argentario, vi invita a conoscere questa terra meravigliosa.

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