siluante

Siluripedio di Porto Santo Stefano

Siluripedio di Porto Santo Stefano

Curiosità dall’Argentario

Il promontorio dell’Argentario è sempre stato un tranquillo e protetto punto d’approdo, tanto da ipotizzare che i Fenici e gli Etruschi avessero già occupato quest’area o almeno la conoscessero, anche se non ne abbiamo testimonianze scritte. Ma è con l’arrivo dei Romani che abbiamo i primi e sicuri riferimenti storici. Essi scelsero l’Argentario sia per la bellezza dei luoghi sia per la vicinanza. Insomma diventò una delle loro località di villeggiatura preferite (e chiamali scemi!). Sicuramente l’area che ebbe maggiormente sviluppo fu quella a sud-est (Porto Ercole, Feniglia e Santa Liberata, ove sorgeva una fastosa villa della famiglia romana dei Domizi Enobarbi).

Porto Santo Stefano agli inizi del '900 (foto by www.capodomo.it)

Porto Santo Stefano agli inizi del ‘900 (foto by www.capodomo.it)

Porto Santo Stefano ha conosciuto un processo di crescita economico e demografico molto più tardivo (siamo ai primi dell’800), superando però in breve tempo le altre zone del promontorio, tanto da diventarne il capoluogo nel 1842 grazie a Leopoldo II di Lorena. Nel succedersi degli anni l’importanza del paese è sempre più aumentata (anche Garibaldi fece tappa qui per rifornirsi durante l’eroica impresa dei Mille nel maggio del 1860, e dato il periodo e la purezza delle acque magari si sarà fatto anche un bel bagno), tanto da diventare un prezioso punto di riferimento soprattutto dal punto di vista strategico e logistico. Proprio per la sua posizione riparata e periferica Porto Santo Stefano fu scelto come base per la nascita di strutture militari, costruzioni che ebbero un forte impulso nel periodo precedente la seconda guerra mondiale. Ed è qui che entra in gioco una piccola insenatura nell’estrema parte occidentale del paese, poco dopo la Caletta.

Il Siluripedio con la Caletta

Il Siluripedio con la Caletta

I motivi della costruzione

Tutto ebbe inizio nel 1937, quando un famoso silurificio, la Whitehead di Fiume, che forniva i suoi prodotti alle Marine di mezzo mondo e conscio che il mercato delle armi di lì a poco avrebbe avuto un’ulteriore impennata, decise di estendere la propria attività costruendo una filiale a Livorno. Nacque così la Moto Fides, che si specializzò nella costruzione di apparecchiature per armamenti subacquei. All’inizio l’attività era marginale (la filiale livornese si limitava a produrre componenti di siluro che poi venivano inviati alla casa madre di Fiume per il loro assemblaggio), ben presto però, quando la richiesta divenne altissima, si decise che la Moto Fides si sarebbe occupata della totale costruzione del prodotto finito. Da quel momento le commesse cominciarono ad arrivare numerose, le prime direttamente dalla Regia Marina Italiana nel 1939. Questo aumento di produttività pose però un problema all’azienda: dove effettuare il collaudo ed i test per i siluri usciti dal proprio stabilimento. Si doveva trovare, per problemi logistici, un luogo sicuro, riparato, poco lontano: e tra i quelli presi in considerazione fu scelto Porto Santo Stefano, in particolare quella piccola insenatura nella parte occidentale del paese di cui abbiamo fatto riferimento.

Siluripedio oggi

Siluripedio oggi

La spiaggetta vicino ad esso

La spiaggetta vicino ad esso

Genesi, vita (breve) e morte del Siluripedio di Porto Santo Stefano

I lavori per la costruzione cominciarono nel 1942 e terminarono nell’anno successivo, anche se la guerra per l’Italia stava ormai prendendo una brutta piega. E’ probabile quindi che, alla cerimonia di inaugurazione del 29 Giugno 1943, accanto ai sorrisi di circostanza vi fossero molti volti scuri: quelli di chi sapeva che la Moto Fides di Livorno, l’azienda che doveva fornire lavoro alla nuova costruzione, aveva quasi cessato del tutto la sua attività.

Storia del Siluripedio (foto by www.capodomo.it e pag. fb Argentario e il tempo che fu)

 

 

In effetti che il Siluripedio di Porto Santo Stefano fosse pressochè inutilizzato ci avevano già pensato gli aerei alleati con i loro bombardamenti, in particolare proprio quello devastante del giorno precedente l’inaugurazione, in cui 21 tra operai ed impiegati dello stabilimento avevano perso la vita. L’impianto rimase praticamente inattivo: gli unici lanci effettuati furono quelli per la messa a punto delle attrezzature e pochi altri ancora. I bombardamenti su Porto Santo Stefano che si susseguirono dal dicembre del ’43 fino al giugno dell’anno successivo, oltre a distruggere buona parte del paese, posero fine anche all’esistenza del Siluripedio.

L’Attualità

Recandoci  oggi presso l’area dove una volta esso sorgeva, si potranno ancora osservare i resti mutilati della costruzione che spuntano dal mare: la sua demolizione, la cui opera ha contribuito all’allargamento della spiaggetta che prende proprio il nome di Siluripedio, ha infatti voluto lasciare una diretta testimonianza dei terribili eventi di quegli anni.

La spiaggia del Siluripedio: sulla destra i resti dell'antico stabilimento

La spiaggia del Siluripedio: sulla destra i resti dell’antico stabilimento

 

L’Hotel La Caletta, nel centro di Porto Santo Stefano, è in una posizione ideale per conoscere le bellezze naturali e la storia dell’Argentario 

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